Luca Artino si confessa: “Anno terribile. E sulla Skoda vi dico che…”

Abbiamo parlato con il giovane pilota toscano a pochi giorni dall’inizio della nuova stagione. Ecco cosa ci ha raccontato

luca artino

Piacevole la nostra chiacchierata con il pilota toscano Luca Artino che tiene a precisare le sue origini siciliane. Luca è un ragazzo simpatico, verace e molto disponibile, un vero toscano doc, che riconosci subito dall’accento e di cui noti l’intraprendenza già dalle prime battute.

Luca, quale sarà il tuo programma per questo 2020 alla luce dei calendari ridotti per ovvie ragioni? E quali sono gli obiettivi stagionali che ti prefissi?

“Quest’anno farò il CRZ (coppa rally di zona ndr.). La prima gara sarà il Ciocco poi Pistoia e Rally dell’Elba, per poi concludere alla finale Italiana al Rally di Como, si spera. É un anno di merda. Al momento obiettivi zero, arrivare in fondo e divertirsi sarà il vero obiettivo stagionale. Non capisco però perché a fronte di un chilometraggio ridotto si paghi una tassa di iscrizione invariata”.

Hai già esternato in più occasioni, sia sui social che altrove il tuo disappunto per la mancata presenza di pubblico sulle prove, riconducendolo anche ad un tema di sicurezza per i piloti. Vuoi approfondire la tua posizione?

“Diciamo che è un tema alquanto difficile. Ancora non riesco a capire del perché 22 giocatori possano scontrarsi in campo, oppure che centinaia di persone possano accalcarsi in discoteca mentre in prova speciale non sia possibile avere il pubblico spalmato su chilometri di tracciato. Inoltre volevo far presente che i commissari di percorso, che svolgono un lavoro encomiabile, molte volte sono avanti con l’età e non sempre possono prestare un immediato soccorso agli equipaggi che vanno ad assistere dopo un incidente. Ad esempio io peso quasi 100 chilogrammi per estrarre me non basterebbe uno, perciò il pubblico ha un ruolo chiave nelle gare della nostra disciplina. Per fare un esempio sarebbe come giocare una partita e togliere le ambulanze, chi soccorrerebbe l’eventuale sportivo che ha un malore in campo?”.

Parlando delle misure da adottare dentro e fuori la vettura Luca sostiene: “Ci sono tanti aspetti di questo protocollo che non mi convincono per nulla, come ad esempio la misurazione della temperatura che può facilmente essere alterata dato il calore che si genera nell’abitacolo, connesso al vestiario e casco. Ma anche l’uso di occhiali, visiera, protettiva o l’uso dei guanti per il navigatore che probabilmente resterà inapplicata nella maggior parte dei casi”.

Passiamo ad altro Luca, dato che hai guidato la Skoda Fabia R5 e la Volkswagen Polo R5 ci spieghi quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra le due vetture?

“Sinceramente non saprei darvi una risposta completa. Ho provato la Polo una sola volta ed ormai quasi un anno fa, posso dirvi che sembra una mini WRC , molto performante ma nulla di più. Invece con la Skoda ho inizato a correre nel 2013 con la S2000 per poi passare alla R5 nelle sue varie evoluzioni. Sono contento della vettura ceca, mi trovo molto a mio agio e riesco ad esprimermi al meglio dato il percorso fatto fino ad oggi con la Fabia”.

C’è qualche rally a cui sei molto legato che a causa pandemia è saltato? ed in generale qual è la gara di cui hai un ricordo speciale e che porterai sempre con te?

“Questa è una risposta semplice, sono molto dispiaciuto che non si corra la mia gara di casa, il Rally Valdinievole. Rally che ho vinto e sul cui podio sono salito diverse volte, tante soddisfazioni negli anni ho potuto avere sulle mie strade e perciò il fatto che non si disputi mi lascia molto dispiaciuto. Mentre il rally che di sicuro ricorderò a vita è stato il Tirreno del 2011. La partenza si faceva a Saponara ed è stato impressionante vedere quanta gente era presente e quanto calore ti dava, tant’è che ho dovuto accendere la fanaliera supplementare perchè non si vedeva la strada. Poi avvicinandomi sulla prima prova speciale, la Rometta mi ha stupito ancor di più vedere quanta gente si spostasse a piedi per andare in prova, e vedere i tornati gremiti mi ha lasciato di sasso, mi ha fatto capire tanto dell’amore che i siciliani hanno per questo sport”.