Porsche cambia rotta: “Il nostro modello di business non funziona più”
Il marchio tedesco rivede i piani: mercato in crisi, elettrico in ritardo e tagli al personale fino al 2029
Con parole che suonano quasi come un’ammissione di resa, l’amministratore delegato di Porsche, Oliver Blume, ha scritto ai dipendenti: “Il nostro modello di business non funziona più nella sua forma attuale”. Un messaggio che segna una svolta per il marchio tedesco, costretto a ripensare le proprie strategie di fronte a un mercato globale in rapida trasformazione.
Per anni Porsche ha rappresentato l’equilibrio perfetto tra prestazioni, lusso e alti margini. Oggi però quella formula scricchiola. In Cina, un tempo considerata l’eldorado delle auto premium, la domanda è calata bruscamente, spiazzata dalla crescita fulminea di marchi locali di elettriche sempre più avanzate e aggressive sul prezzo. Anche gli Stati Uniti, storicamente fondamentali per il brand, si stanno rivelando complicati: tra dazi, cambio sfavorevole e un clima politico instabile, i margini si assottigliano.
In questo contesto l’elettrificazione, pilastro della strategia futura, sta deludendo le attese. La Taycan, prima vera Porsche elettrica, doveva essere l’emblema del cambiamento. Lo è stata, ma solo in parte. Oggi solo il 13% delle Porsche vendute è completamente elettrico, percentuale che sale al 27% includendo gli ibridi. Dati ancora lontani dall’ambizioso traguardo dell’80% fissato per il 2030, ora sempre più incerto.
Il nodo principale è economico: le vetture elettriche rendono meno di quelle tradizionali. La conseguenza è una riduzione della produzione – da oltre 300.000 a 250.000 unità annue – e una ristrutturazione interna che prevede il taglio di 3.900 posti di lavoro entro il 2029. A questi si aggiungono i 1.500 contratti non rinnovati nel 2023. Non ci saranno licenziamenti diretti, grazie a un accordo con i sindacati che protegge l’occupazione fino al 2030, ma il segnale è chiaro: Porsche non è più intoccabile.
La nuova strategia sarà più flessibile: spazio ancora ai motori a combustione, che garantiscono profitti, affiancati da investimenti mirati sull’elettrico. Niente più corse affrettate verso un futuro a zero emissioni: la parola d’ordine ora è pragmatismo.
Nel frattempo, la nuova Cayenne elettrica è in fase di test. Ma un singolo modello non basterà a cambiare le sorti del marchio. Il lusso automobilistico sta vivendo una profonda crisi identitaria, sospeso tra il fascino del passato e le sfide di un futuro ancora tutto da scrivere.
