Sei mesi non sono bastati, Rally Arabia Saudita cancellato: Portogallo o Monza potevano salvare il finale del WRC 2026

0

La cancellazione del Rally Arabia Saudita modifica la lotta iridata e assegna matematicamente alcuni titoli. Dopo sei mesi di incertezze, perché non è stata predisposta un’alternativa?

SI202511290296

Trophy during stop 14 of the World Rally Championship in Jeddah, Saudi Arabia on November 29, 2025

La cancellazione del Rally Arabia Saudita non può essere considerata una semplice modifica al calendario. Con una gara in meno, cambiano gli scenari iridati del WRC, del WRC2 e del WRC3, privando diversi equipaggi della possibilità di conquistare punti potenzialmente decisivi. Comprensibile la prudenza davanti all’incertezza regionale, molto meno l’assenza di un’alternativa dopo mesi di tensioni in Medio Oriente.

La decisione è ormai ufficiale: il Rally Arabia Saudita non farà parte del FIA World Rally Championship 2026 e il Mondiale si concluderà in anticipo con il Rally Italia Sardegna, in programma dall’1 al 4 ottobre.

La sicurezza viene prima di tutto e nessuno può contestare una scelta presa alla luce dell’incertezza che continua a interessare la regione e delle conseguenti difficoltà logistiche. Ciò che lascia perplessi, però, è che in circa sei mesi non sia stata individuata e predisposta una valida alternativa.

Il conflitto in Medio Oriente non è iniziato ieri e i possibili problemi legati allo svolgimento dell’appuntamento saudita erano prevedibili da tempo. FIA e WRC Promoter hanno dichiarato di avere esplorato ogni possibile soluzione per salvare la gara, ma il risultato finale è un Mondiale che perde improvvisamente uno dei suoi appuntamenti decisivi proprio alla vigilia del finale di stagione.

Non è soltanto una questione organizzativa. È soprattutto una questione sportiva e, sotto questo aspetto, quanto accaduto rappresenta anche una mancanza di rispetto nei confronti dei piloti, dei navigatori e delle squadre che hanno programmato e finanziato la propria stagione contando su un calendario composto da quattordici gare.

Equipaggi impegnati nella lotta per i titoli e per le posizioni di vertice si ritrovano adesso con un’opportunità in meno per recuperare terreno. Investimenti, programmi sportivi e strategie costruite nell’arco di un’intera stagione vengono modificati da una decisione arrivata quando ormai non esiste più il tempo per reagire.

Nel WRC spariscono 35 punti decisivi

Prima della cancellazione dell’Arabia Saudita, restavano due appuntamenti e un massimo di 70 punti ancora disponibili: 35 al Rally Italia Sardegna e altrettanti nella gara saudita, considerando i 25 punti della classifica generale, i cinque della domenica e i cinque della Power Stage.

La situazione di classifica lasciava aperti scenari molto interessanti. Elfyn Evans guida il Mondiale con 230 punti, davanti a Sami Pajari a quota 213 e Oliver Solberg a 209. Più distanti, ma ancora matematicamente coinvolti con due gare da disputare, si trovavano Sébastien Ogier con 171 punti, Adrien Fourmaux con 167 e Takamoto Katsuta con 163.

Con 70 punti ancora in palio, anche un distacco importante avrebbe potuto essere recuperato. La cancellazione del Rally Arabia Saudita riduce invece a 35 i punti disponibili e restringe improvvisamente la lotta per il titolo ai soli piloti rimasti matematicamente in corsa.

Non si tratta di stabilire chi avrebbe vinto o perso in Arabia Saudita. Nessuno può saperlo. Il problema è che ad alcuni protagonisti viene sottratta la possibilità stessa di provarci sulle prove speciali.

Virves diventa matematicamente campione WRC2

Le conseguenze sono ancora più evidenti nel WRC2, dove ogni appuntamento assegna un massimo di 25 punti. Con Sardegna e Arabia Saudita ancora da disputare, ne sarebbero rimasti complessivamente 50.

Robert Virves guida la classifica con 117 punti, seguito da Yohan Rossel a quota 85, Roope Korhonen con 79 e Teemu Suninen con 76. Con due gare ancora in calendario, Rossel, Korhonen e Suninen avevano la possibilità matematica di riaprire la corsa al titolo. Anche Nikolay Gryazin, fermo a 66 punti, avrebbe potuto utilizzare gli ultimi due appuntamenti per migliorare sensibilmente la propria posizione nella graduatoria iridata.

Con una sola prova rimasta e appena 25 punti disponibili, il distacco di 32 lunghezze tra Virves e Rossel non è più recuperabile. La cancellazione della gara saudita consegna quindi matematicamente il titolo WRC2 a Robert Virves, senza che i suoi avversari possano giocarsi fino in fondo le proprie possibilità.

Il pilota estone ha certamente meritato il primato costruito nel corso della stagione, ma è altrettanto evidente che il campionato sia stato deciso anche dalla soppressione di una gara e non esclusivamente dal confronto sulle strade.

Fontana e Arnaboldi campioni WRC3 per il secondo anno consecutivo

La nuova situazione del calendario assegna anche il titolo del WRC3 a Matteo Fontana e Alessandro Arnaboldi, che si laureano Campioni del Mondo per il secondo anno consecutivo.

Fontana guida la classifica con 117 punti, davanti a Gil Membrado con 99 e Tymek Abramowski con 91. La mancata disputa del Rally Arabia Saudita rende definitivo il successo dell’equipaggio italiano, che non sarà al via del Rally Italia Sardegna nella categoria WRC3.

Fontana e Arnaboldi affronteranno infatti l’ultima gara della stagione compiendo il primo passo nella categoria superiore: in Sardegna saranno presenti nel WRC2, al volante di una Toyota GR Yaris Rally2. Un’importante occasione per iniziare a confrontarsi con una nuova vettura e con un livello competitivo ancora più elevato, dopo avere conquistato nuovamente il titolo mondiale WRC3.

Il successo dei due italiani resta un risultato straordinario e pienamente meritato per quanto mostrato durante la stagione. Anche in questo caso, però, sarebbe stato preferibile vedere il campionato concludersi attraverso il confronto sportivo previsto dal calendario originario.

Possibile che non esistesse un’alternativa?

La domanda, quindi, è inevitabile: possibile che in sei mesi non si sia riusciti a preparare una soluzione alternativa?

Spostare un appuntamento del Mondiale Rally non è semplice. Servono autorizzazioni, risorse economiche, percorsi omologati, una macchina organizzativa efficiente e la disponibilità di squadre, fornitori e strutture logistiche. Nessuno può pensare che una nuova gara venga allestita in poche settimane.

Proprio per questo, però, sarebbe stato necessario lavorare per tempo a un piano di riserva. L’incertezza nell’area mediorientale era nota da mesi e una soluzione alternativa avrebbe dovuto essere almeno valutata e preparata, pronta a essere attivata qualora l’appuntamento saudita non fosse stato confermato.

Un’alternativa concreta avrebbe potuto essere rappresentata anche dall’ERC Rally Six Cities North of Portugal 2026, ultimo appuntamento del FIA European Rally Championship in programma dal 23 al 25 ottobre. Una gara già inserita nel calendario internazionale, con una struttura organizzativa pronta e collocata temporalmente tra il Rally Italia Sardegna e la data originariamente prevista per l’Arabia Saudita.

Il promoter, che gestisce sia il WRC sia l’ERC, avrebbe potuto valutare la possibilità di utilizzare l’appuntamento portoghese come prova sostitutiva, trasformandolo in un vero e proprio “tappabuchi” per salvaguardare il numero delle gare e garantire un finale di stagione più rispettoso della competizione sportiva. Certamente sarebbe stato necessario adeguare il programma e coordinare regolamenti, logistica e partecipazione delle squadre, ma sei mesi avrebbero dovuto consentire almeno di studiare seriamente questa soluzione.

Noi avremmo sperato, per esempio, in un ritorno del Mondiale a Monza, magari come ultimo appuntamento della stagione. Una soluzione già adottata durante il periodo della pandemia, quando l’Italia riuscì a ospitare nello stesso campionato sia il Rally Italia Sardegna sia il Rally di Monza.

In quella fase particolarmente complessa, il nostro Paese dimostrò solidità, competenza e capacità organizzativa, offrendo al WRC una soluzione concreta in un momento di emergenza globale. Ripetere quell’esperienza avrebbe permesso di rispettare il numero delle gare previste e di assegnare i titoli attraverso un confronto sportivo completo.

Una scelta prudente, ma una gestione tardiva

Non è la cancellazione in sé a suscitare le maggiori perplessità. Se non esistono le condizioni necessarie per garantire lo svolgimento regolare di un evento, fermarsi è la decisione corretta.

È grave, invece, arrivare a questo punto senza un’alternativa, trasformando una difficoltà prevedibile in una modifica capace di incidere direttamente sull’assegnazione dei titoli mondiali.

Il WRC 2026 terminerà in Sardegna con una gara in meno, 35 punti cancellati nella categoria principale e 25 sottratti agli equipaggi del WRC2 e del WRC3. Alcuni titoli vengono assegnati matematicamente, altri cambiano completamente scenario e diversi piloti perdono ogni possibilità di rimonta.

Il Mondiale ne esce inevitabilmente condizionato. Perché i campionati dovrebbero essere decisi dal cronometro, dalle prestazioni e dagli errori commessi sulle prove speciali, non dall’impossibilità di trovare in sei mesi una valida alternativa.

Rispondi