I costruttori cinesi si avvicinano ai rally? Le nuove compatte e il WRC27 aprono nuovi scenari

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BYD e MG iniziano a sviluppare modelli pensati per il mercato europeo, mentre i futuri regolamenti del Mondiale Rally potrebbero facilitare l’ingresso di nuovi costruttori. E M-Sport è già stata accostata al gruppo Geely

byd dolphin

Finora, ciò che abbiamo visto arrivare dalla Cina è stato, in un certo senso, quello che «avanzava». Vale a dire il risultato dell’enorme surplus produttivo destinato al mercato interno, talmente elevato da spingere i costruttori a continuare a produrre anche quando la domanda nazionale non è sufficiente ad assorbire i volumi. Da qui la necessità di esportare in Europa e nel resto del mondo. Da tempo, infatti, la Cina ha superato il Giappone diventando il maggiore esportatore mondiale di automobili.

Una necessità legata essenzialmente al mantenimento dell’attività industriale e dell’occupazione. Esistono gruppi automobilistici con stabilimenti capaci di produrre complessivamente circa sette milioni di vetture all’anno, ma che utilizzano meno della metà di questa capacità. Un livello di produttività che, secondo i parametri dell’industria europea, rappresenterebbe una situazione difficilmente sostenibile, mentre in Cina il sistema funziona secondo logiche differenti, soprattutto nel caso dei costruttori controllati dallo Stato.

Lo scenario, però, sta cambiando. Abbiamo già assistito all’arrivo di costruttori cinesi che stanno sviluppando automobili espressamente pensate per il mercato europeo.

In Cina, infatti, il concetto di automobile compatta appartenente al segmento B, così come lo conosciamo in Europa, è molto meno diffuso. Dalle piccole vetture urbane si passa direttamente a modelli di dimensioni maggiori, siano essi berline, SUV o automobili di altra tipologia.

Lo scorso giugno BYD ha presentato la nuova Dolphin G, una vettura ibrida plug-in dalle dimensioni paragonabili a quelle di una Toyota Yaris. Il confronto non è casuale: proprio la Yaris nacque come automobile sviluppata pensando in particolare alle esigenze del mercato europeo.

Da quel progetto arrivarono successivamente le prime versioni sportive, come la T-Sport, fino ad arrivare all’attuale generazione della Yaris, modello con il quale Toyota Gazoo Racing è diventata il principale punto di riferimento del Campionato del Mondo Rally. Senza dimenticare la GR Yaris, diventata una delle sportive più apprezzate degli ultimi anni.

Nel mese di luglio, in occasione del Goodwood Festival of Speed, MG ha invece mostrato il concept MG Go, una vettura compatta caratterizzata da un pacchetto aerodinamico che, volutamente o forse soltanto per suggestione degli appassionati, richiama alla memoria la leggendaria MG Metro 6R4.

In realtà, la MG Go rappresenta un’anticipazione della futura MG2, presentata per l’occasione in una veste decisamente più aggressiva. Secondo quanto dichiarato dal personale della casa automobilistica, il modello sarebbe già molto vicino alla configurazione definitiva destinata alla produzione di serie.

Naturalmente, nessun costruttore cinese avrebbe realmente bisogno di seguire questa strada per entrare nel mondo dei rally.

In primo luogo perché queste aziende non possiedono una tradizione sportiva paragonabile a quella dei marchi europei e giapponesi e, soprattutto, perché oggi il motorsport non rappresenta necessariamente lo stesso strumento commerciale capace di sostenere le vendite che era negli anni Ottanta e Novanta.

In secondo luogo, il futuro regolamento WRC27 consentirà la realizzazione di vetture sviluppate appositamente per le competizioni, come dimostrano i progetti già annunciati da costruttori e preparatori.

Un marchio potrebbe quindi affidarsi a una struttura specializzata per sviluppare una vettura su misura. Una soluzione non molto diversa da quella scelta da Dacia per la Sandrider, realizzata collaborando con Prodrive sulla base dell’esperienza maturata dalla struttura britannica con lo sviluppo dell’Hunter T1+.

La comparsa di vetture di serie dalle dimensioni più adatte all’impiego nei rally rappresenta comunque un primo passo, o almeno mezzo passo, verso un possibile coinvolgimento dei costruttori cinesi nella disciplina.

La questione relativa alle motorizzazioni meriterebbe un approfondimento separato. Diversi gruppi automobilistici cinesi dispongono infatti di propri programmi di sviluppo dei motori a combustione interna. Il panorama industriale cinese non è composto esclusivamente da propulsori 1.5 turbo destinati alle vetture ibride plug-in e fortemente dipendenti dal contributo della componente elettrica.

Pensare di vedere in futuro un costruttore cinese, o un grande gruppo automobilistico del Paese, impegnato nei rally, nel WRC o in altre categorie, non è quindi uno scenario irrealistico.

Negli ultimi mesi, ad esempio, M-Sport è stata accostata al gruppo Geely, proprietario di marchi come Volvo e Lotus, entrambi con una significativa tradizione nel mondo delle competizioni.

La presenza di automobili più compatte pensate per il mercato europeo, la crescente espansione internazionale dei costruttori cinesi e le opportunità offerte dai regolamenti tecnici futuri stanno creando condizioni che fino a pochi anni fa sembravano difficilmente immaginabili.

Il prossimo passo potrebbe essere quello di trasformare questa crescita industriale e commerciale in un vero progetto sportivo.

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