CIAO DRAGO!
Se ne va probabilmente il più grande rallista italiano di tutti i tempi
Sandro Munari al Rally Sanremo 1975 - Foto Equipe Motor
Ciao Drago
Purtroppo Sandro Munari, il Drago, ci ha lasciati. Sì è spento a Bologna, dopo una estenuante malattia. Nato a Cavarzere il 27 marzo del 1940 tra poco avrebbe compiuto 85 anni. Se ne va probabilmente il più grande rallista italiano di tutti i tempi, fonte di ispirazione per innumerevoli piloti della penisola.
La carriera
La sua carriera è stata indissolubilmente legata alla Lancia, casa con la quale ha colto tutte le sue 7 vittorie iridate alla guida della betè a gagner, ovvero la Lancia Stratos. Un palmares impressionante quello del Drago: 1 coppa Fia pilota, nel 1977, quando ancora non era stato istituito il mondiale piloti, 2 campionati italiani rally (67,69), 1 campionato Europeo (73) una Mitropa Cup (71), 35 vittorie assolute di cui 7, come detto, iridate. Ben 4 le vittorie al Rally di Montecarlo: la prima nel 1972 con la Fulvia. Le altre tre dal 75 al 77 sulla Stratos. Tra i suoi successi più prestigiosi anche 2 Tour de Course (67 e 76), un Sanremo (74) e un rally del Portogallo (76).
La Fulvia
Il giovane Sandro si avvicinò alle corse molto presto, partecipando nel 1964 su una Fiat 850 Abarth alla cronoscalata Agordo/Frassenè. Di li a breve le prime esperienze come navigatore a fianco di Cavallari. Angiolini del Jolly Club, folgorato dalle sue doti di guida, lo tiene però in grande considerazione e riesce a inserirlo l’anno dopo nella trasferta Lancia al Mille Laghi. Munari per il suo debutto assoluto come pilota ebbe a disposizione una Lancia Flavia Coupè ufficiale in uno dei rally più impegnativi in assoluto. Staccando ottimi tempi con un auto poco adatta alla massacarnte gara, Munari concluse al 43° posto, secondo tra gli equipaggi Lancia. Fiorio capendo di avere sotto mano un fenomeno gli propose di continuare insieme, anche se all’inizio non fu siglato un vero e proprio contratto. Nacque così una delle storie “d’amore” più belle di sempre nel mondo delle auto. Quella tra Sandro e Lancia, casa con la quale correrà per tutta la carriera, fatta eccezione per la parentesi Fiat nel 78 prima del ritiro.
Il primo grande successo del binomio arrivò due anni dopo, al Tour De Corse 67 dove Sandro, con a fianco Luciano Lombardini, dimostrò già, oltre alle sue doti di guida, la sua grande personalità e preparazione. Al via erano ammessi i prototipi e la Lancia schierò una Fulvia HF con un motore più potente. Munari, sorprendendo Fiorio, decise di usare le gomme Pirelli sulla sua vettura, gomme forse un fili meno performanti ma sicuramente più durature delle Dunlop scelte dai compagni di squadra. La scelta si rivelò azzeccata, con Munari che dominò la gara, tanti che su di lui mise gli occhi la Porsche che gli propose un vero contratto. Ma Sandro da signore qual era, per riconoscenza nei confronti di Fiorio, rifiutò.
Con la Fulvia ottenne successi ovunque, vincendo due campionati italiani, la Mitropa Cup 71, l’europeo 73 e soprattutto il Rally di Montecarlo 72. Quel successo lo proiettò definitivamente tra le stelle della specialità. Ma con l’auto nata per “portare la spesa a fare le signore”, come la definisce Fiorio, non furono successi solo nei rally. Come dimenticare con la Fulvia HF F&M (Fiorio&Maglioli), praticamente la coupè senza tetto trasformata in barchetta, il quinto posto assoluto, in mezzo ai prototipi, al Mugello nel 69? O con la Fulvia Coupè il successo di classe del 70?
Il grande amore: La Stratos
Nel frattempo in Lancia nasce e si lavora alla Stratos e Munari, da uomo simbolo della squadra, si sobbarcò tutto lo sviluppo della vettura. I primi successi con la nuova belva (come gruppo 5) arrivarono già nel 73, al rally Firestone in Spagna e soprattutto al massacrante Tour De France.
La Stratos venne finalmente omologata come gruppo 4 nel 1974, ma solamente a fine stagione, quando mancavano solo 5 rally al termine del campionato. Quei cinque rally in 60 giorni furono però sufficienti per la conquista dell’iride da parte della casa di Chivasso con Sandro che vincendo il Sanremo e il Rideau Lakes fece la sua parte.
Con la betè a gagner Ferrari furono trionfi ovunque sia in ambito mondiale sia italiano, con fiore all’occhiello la tripletta al Montecarlo dal 75 al 7, ma anche cocenti delusioni, come la sconfitta al sanremo 76 e la famosa farsa dei 4 secondi, come la definì Munari.

Il passaggio alla Fiat 131
Nel 78 Munari annunciò il ritiro al termine della stagione e, dopo l’unione dei reparti corse Lancia e Fiat, passò alla 131, nonostante in due occasioni tornò al volante della Stratos (Montecarlo e RAC). La stagione fu avara di risultati con un solo terzo posto al Tour De Corse. Purtroppo il Drago patì troppo problemi che impedirono di portare al successo(sospensioni in Grecia, freni al Sanremo e gomme in Francia)la vettura torinese. Inoltre pagò il suo essere sempre stato un uomo Lancia: Un parte della squadra lo vedeva come il “nemico”.
La Targa Florio e la Sicilia
Da pilota versatile quale fu Munari ha dimostrato di sapere andare forte ovunque. La cosa non passò inosservata neanche ad Enzo Ferrari che, quando Fiorio gli chiese i motori per la Stratos, lo usò come “merce di scambio” per acconsentire alla richiesta. Nacque così la partecipazione di Munari alla Targa Florio 1972 alla guida della Ferrari 312P a fianco di Arturo Merzario. Ovviamente fu l’ennesimo trionfo, anche se sul filo di lana, sull’Alfa Romeo di Marko e Galli. L’esperienza sulla 312 P venne ripetuta lo stesso anno alla 1000 Chilometri di Zeltweg dove, sempre in coppia con Merzario, finì quarto. Alla Targa del 1973 alla guida della Stratos fu, invece, costretto al ritiro mentre si trovava al comando per un guasto alla vettura. Nel biennio 71/72 in coppia con Manucci si aggiudicò, alla guida della Fulvia, anche due edizioni del rally di Sicilia.
La Formula 1
Munari a trentadue anni sfiorò anche la possibilità di partecipare a una gara di Formula 1. Nel 1973 Frank Williams, su pressione degli sponsor italiani della squadra, gli propose di sostituire Nanni Galli, infortunato, al Gp del Sudafrica a Kyalami. Purtroppo non se ne fece nulla per il veto imposto da Cesare Fiorio.
La maledizione del Safari Rally
Se c’è stato un vero e unico rammarico nella carriera di Munari è sicuramente quello di non aver mai trionfato al Safari Rally. La classica africana è probabilmente la gara a cui Munari teneva di più e che avrebbe voluto assolutamente vincere, essendone letteralmente stregato. La prima partecipazione è datata 1970: con la Fulvia al debutto nella maratona africana, il drago concluse al terzo posto. L’anno seguente fu costretto al ritiro mentre era in lotta per la vittoria a causa di un guasto meccanico. Nel 72 e nel 73 la squadra Lancia non prese parte alla gara, ma ritornò nel 74 sempre con la Fulvia. Nonostante una miriade di problemi concluse al terzo posto, dopo essere stato anche al comando. Nel 75 la grande occasione: Munari e la Stratos dominarono la gara, ma quando mancavano meno di 50 km al traguardo una foratura lo costrinsee al secondo posto. Purtroppo al momento della foratura il drago avea già usato le due gomme di scorta che aveva in vettirae la terza giunse con l’auto dell’assistenza quando ormai era troppo tardi per conservare il primo posto. Nel 76 fu la Stratos a tradire Sandro, mentre nel 77 giunse nuovamente terzo. Nel 78 il gruppo Fiat non prese parte alla gara. Nel 79, nonostante si fosse ormai ritirato, Munari accolse con molto entusiasmo la possibilità di partecipare nuovamente al Safari con la 131 ufficiale. Si trattava della prima partecipazione per la 131 che infatti si rivelò poco adatta alla gara. Munari chiuse comunque al decimo posto a cinque ore dal vincitore, dopo essere pure stato in testa alla gara e avere perso almeno 10 ore fermo per le varie riparazioni. Anche le successive edizioni furono poco fortunate. Munari partecipò alla gara nuovamente dal 1981 al 1984 alla guida rispettivamente di un colossale Dodge RamCharger (ritiro) di una Porsche 911 (ritiro volontario per guai agli ammortizzatori), Alfa Romeo Alfetta GTV (ritiro per guasto) e Toyota Celica Gruppo B (muletto di Waldegaard, ritiro per guasto). Buon viaggio Sandro!

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