Dakar 2026, già una gara di sopravvivenza: forature a raffica nella seconda tappa verso Al Ula
Sette gomme distrutte in due giorni per i fratelli Totani. Canyon stretti, polvere e un solo pit stop rendono la speciale una trappola per uomini e mezzi
Se si pensa che siamo soltanto alla seconda tappa e che le gomme distrutte dall’inizio del rally sono già sette, si capisce come le previsioni di una Dakar Rally 2026 “spacca-macchine” – e soprattutto “spacca-ruote” – fossero tutt’altro che esagerate. (Iscriviti gratuitamente al canale Telegram di Rally Time per ricevere le notizie sul tuo telefono in tempo reale LINK)
La giornata odierna, seconda tappa in direzione Al Ula, lunga poco più di 500 chilometri, ha fatto una selezione durissima. Le forature hanno avuto un ruolo determinante, amplificate da canyon stretti, polvere persistente e dall’impossibilità di effettuare sorpassi. I sassi, come spesso accade alla Dakar, hanno fatto fino in fondo il loro dovere, mettendo in difficoltà tutti gli equipaggi.
A rendere la situazione ancora più complessa, un solo pit stop – posizionato attorno al chilometro 140 – all’interno di una speciale da oltre 400 chilometri: con il senno di poi, decisamente troppo poco.
«Siamo partiti stamattina dietro a un Century e a un camion e subito dopo la partenza ci siamo infilati in un canyon dove era letteralmente impossibile sorpassare.
Per almeno cinquanta chilometri abbiamo vissuto l’inferno: polvere ovunque, visibilità quasi nulla e canali profondi scavati dappertutto. Quando cercavi di uscire dalle carreggiate entravi subito in un altro solco e alla fine non abbiamo potuto far altro che accettare il nostro destino.»
A raccontare la giornata è Silvio Totani, incontrato al bivacco di Al Ula:
«Dopo cinquanta chilometri abbiamo forato la prima gomma e, dopo neanche quindici chilometri, la seconda. Nel frattempo altri camion e veicoli approfittavano della nostra sosta per passarci davanti. Una sorta di trenino dentro e fuori dai canyon, obbligati a una media bassissima anche perché non si vedeva nulla.
Poi abbiamo forato la terza gomma. Eravamo solo al chilometro 80 e a quel punto ci siamo fermati a bordo pista: di gomme non ne avevamo più».
A salvare la situazione è stato l’intervento di un compagno di squadra del team MDRallye, che ha ceduto una propria ruota di scorta ai Totani:
«È stato davvero gentilissimo e ci ha salvato, altrimenti chissà quanto tempo saremmo rimasti lì. Per fortuna al chilometro 142 della speciale c’era l’assistenza: abbiamo potuto restituire la gomma e ripartire con due ruote nuove di scorta».
Ma le difficoltà non erano ancora finite. Una volta lasciato il pit stop, l’equipaggio si è ritrovato nuovamente nella polvere dei camion:
«Nonostante l’alert del Sentinel – il sistema che segnala ai veicoli più lenti la presenza di uno più veloce alle spalle – non ci hanno fatto passare. Negli ultimi cento chilometri siamo riusciti finalmente a spingere un po’ di più, ma le forature hanno continuato a perseguitarci: altre due gomme distrutte e siamo arrivati al bivacco senza più scorte».
A parlare è il copilota Tito Totani, che sottolinea come, in questo momento, guardare la classifica sia quasi inutile. Anche perché, tra riunioni di giuria e confronti organizzativi – con molti equipaggi visibilmente contrariati – le posizioni potrebbero subire modifiche.
Nel mirino di piloti e team ci sono soprattutto gli SSV, limitati a 135 km/h, e i camion: mezzi difficili, se non impossibili, da superare su percorsi così stretti, una caratteristica che – come già annunciato – sarà una delle prerogative della Dakar 2026.
Ora non resta che guardare avanti. Domani è in programma una tappa ad anello da 736 chilometri, con 421 di speciale: partenza alle 8:15 per la prima vettura, 60 chilometri di trasferimento prima dell’ingresso nel settore selettivo e, al termine, altri 251 chilometri per fare ritorno al bivacco di Al Ula.
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