Perché la scelta di Lancia Corse è la più giusta e tecnicamente fondata
Lancia torna nel WRC con una scelta tecnica mirata: Rossel e Gryazin guideranno la Ypsilon Rally2 HF nel 2026. Ecco perché non era il momento di un pilota italiano
Presentazione Lancia Ypsilon HF Integrale Rally2
Il ritorno di Lancia nel Campionato del Mondo Rally rappresenta uno dei momenti più significativi degli ultimi decenni per il motorsport. La Casa che oggi fa parte del gruppo Stellantis rientra nel WRC con un progetto ambizioso, la Ypsilon Rally2 HF Integrale, e lo fa con un obiettivo chiaro: essere competitiva da subito in un contesto estremamente selettivo come il WRC2. (Iscriviti gratuitamente al canale Telegram di Rally Time per ricevere le notizie sul tuo telefono in tempo reale LINK)
In questo scenario la logica sportiva e tecnica impone un approccio rigoroso. La scelta dei piloti non può essere dettata da romanticismi, ma deve rispondere a un’esigenza precisa: garantire un immediato livello di performance verificabile, misurabile e comparabile con i riferimenti attuali della categoria.
Per questo la decisione comunicata oggi, di puntare su due piloti stranieri come Yohan Rossel e Nikolay Gryazin non solo è condivisibile, ma è la più razionale per un costruttore che torna nel Mondiale dopo trent’anni.
Rossel è uno dei piloti più solidi e metodici del panorama rally internazionale. Vice-Campione del Mondo WRC2 2025, ha dimostrato continuità, capacità di sviluppo della vettura e un’elevata sensibilità tecnica, qualità fondamentali nel lavoro di messa a punto di una Rally2 di nuova generazione. La sua esperienza costante in campionati Stellantis, inoltre, facilita il trasferimento di feedback coerenti con le esigenze ingegneristiche del gruppo.
Gryazin porta un profilo completamente diverso ma complementare: velocità pura, adattabilità immediata alle superfici più varie, una vasta conoscenza delle prove del WRC e una statistica di tempi parziali spesso vicina – o superiore – ai riferimenti dei top driver di categoria. In un contesto in cui la competitività si misura anche sulla capacità di interpretare rapidamente condizioni mutevoli, Gryazin rappresenta un valore tecnico di primo livello.
La domanda che molti tifosi si pongono è perché Lancia non abbia scelto un pilota italiano. È una riflessione comprensibile, viste le radici italiane del marchio. Tuttavia, se si analizzano i profili dei piloti italiani oggi disponibili, si comprende subito la logica della scelta.
Andrea Crugnola è uno dei piloti più vincenti e completi su asfalto, ma manca di un’esperienza significativa nel Mondiale. E nel WRC2, dove fondi, altitudini e condizioni cambiano continuamente, questa carenza pesa. Ha vinto a Monza nel 2021, ma ricordiamoci che dietro di lui arrivò Rossel a 4 secondi ed a seguire Kajetanowicz e Gryazin. Andrea Mabellini ha un’ottima preparazione europea ma non un bagaglio WRC sufficiente per affrontare un programma ufficiale, anche lui quest’anno ha vinto nell’euorpeo e lo ha quasi vinto, giocandosi la stagione nell’ultima gara. Roberto Daprà è uno dei pochi italiani ad aver assaggiato il Mondiale in più stagioni e quest’anno ha vinto in Sardegna il WRC2, ma non ha ancora un database completo di partecipazioni sulle prove chiave.
L’unico equipaggio italiano con un’esperienza realmente internazionale negli ultimi anni è quello composto da Matteo Fontana e Alessandro Arnaboldi, freschi Campioni del Mondo WRC3. Hanno accumulato chilometri, conoscenza delle prove e capacità di gestione della gara tipiche dei piloti del Mondiale. Se c’è un profilo italiano che oggi può ambire in futuro a un sedile ufficiale, è certamente il loro. L’unico elemento che manca è una stagione nel WRC2, passaggio obbligato per misurarsi con i migliori della categoria.
La difficoltà storica dell’Italia nel produrre piloti pronti per il Mondiale nasce anche da un limite strutturale: l’assenza di un campionato nazionale realmente completo. Per comprendere davvero perché oggi l’Italia fatichi a esprimere piloti pronti per il Mondiale, bisogna guardare al sistema. Il Campionato Italiano Assoluto Rally, negli anni, è diventato quasi esclusivamente asfalto. Un tempo era un campionato misto, come lo è il WRC. Oggi molti piloti italiani scelgono deliberatamente di evitare la terra, gusti e budget. Il CIAR negli ultimi anni si è concentrato quasi esclusivamente sull’asfalto, perdendo la componente mista che caratterizza il WRC. Il CIRT, che dovrebbe rappresentare la palestra naturale della terra, fatica a raggiungere numeri importanti in termini di partecipazioni.
Meno gare su terra significa meno chilometri, meno dati da analizzare, meno sensibilità su un fondo che rappresenta oltre metà delle gare del WRC. Questo incide inevitabilmente sulla capacità dei piloti italiani di essere immediatamente competitivi in un programma ufficiale.
Alla luce di tutto ciò, la scelta di Lancia appare coerente con una strategia di lungo periodo. Per competere subito serve esperienza mondiale, capacità di sviluppo, consapevolezza tecnica e un bagaglio completo di fondi e condizioni. Rossel e Gryazin rispondono perfettamente a questi requisiti.
Non è una scelta contro l’Italia, ma una scelta a favore della competitività. È un punto di partenza, non un punto di arrivo. Anzi, il ritorno di Lancia nel Mondiale potrebbe rappresentare lo stimolo necessario per riportare anche in Italia una cultura rallistica più ampia, più tecnica e più internazionale.
Bentornata Lancia. Il sogno ricomincia, questa volta con basi tecniche solide e una visione che guarda lontano.
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