Quando il “Drago” conquistò Monte-Carlo: 50 anni fa la vittoria di Sandro Munari con la Fulvia

L’asso italiano vanta ben 4 vittorie al rally di Montecarlo. La prima nel 1972 con la Fulvia. Le altre tre dal 75 al 77 sulla bete a gagner

sandro munari monte-carlo

Sandro Munari e Mario Mannucci con la Lancia Fulvia al Monte-Carlo 1972

Sono passati esattamente 50 anni da quel 28 gennaio 1972, giorno in cui il mitico Sandro Munari a bordo della piccola Lancia Fulvia, conquistava il Principato. In occasione dell’anniversario di quella fantastica vittoria, vi riproponiamo l’articolo del nostro Daniele Sinatra, scritto in occasione del suo 81esimo compleanno. È anche l’occasione per fare i nostri più grandi auguri al Drago, tornato a casa dopo essere stato ricoverato per un malore.

Sandro Munari, il Drago. La sua carriera è indissolubilmente legata alla Lancia, casa con la quale ha colto tutte le sue 7 vittorie iridate alla guida della Stratos. L’asso italiano vanta ben 4 vittorie al rally di Montecarlo. La prima nel 1972 con la Fulvia. Le altre tre dal 75 al 77 sulla bete a gagner.

Oggi lo celebriamo ricordando la vittoria del 1972 alla guida, appunto, della piccola Fulvia Coupè. Auto nata, come la definisce Cesare Fiorio, “per signore che andavano a fare la spesa”, trasformata dopo anni di sviluppo dal reparto corse Lancia in una delle più versatili auto da Rally del periodo. Uno sviluppo incessante partito dal motore, portato dal 1200 cc iniziale al 1600 cc con potenza passata da 100 cavalli a 160 cavalli, passando per la trasmissione, con il cambio a 5 rapporti introdotto dopo alcuni anni e la carrozzeria, alleggerita e allargata sempre di più.

Alla vigilia del Monte 1972 la Fulvia, in versione fanalone, è ormai al massimo dello sviluppo e pronta per il pensionamento. La Lancia sta lavorando infatti alla Stratos, che debutterà in Corsica alla fine dell’anno in veste di prototipo gruppo 5. Anche la vettura di serie della Fulvia è al capolinea: In Lancia si sta già pensando alla data per lo smontaggio delle linee di produzione.

Al Monte però la Lancia c’è e sulla vettura di Munari presenta una novità: il differenziale autobloccante che come ricorda Munari poteva essere tarato solamente al 25% in quanto una taratura maggiore avrebbe resa impossibile la guida della piccola trazione anteriore che già con quella taratura era molto faticosa da guidare. Infatti gli altri piloti ufficiali schierati in gara (Barbasio, Kallstrom, Lampinen e Ballestrieri) non ci pensarono nemmeno a montare l’autobloccante.

Sulla carta le vetture favorite sono altre e non certo la Lancia. Come può la piccola vettura torinese competere contro lo squadrone Alpine Renault che schiera gli specialisti francesi Darmiche, Andruet, Therier e Nicholas e lo svedese Andersson o contro le Porsche, con i suoi poderosi motori a 6 cilindri da oltre 240 cavalli, guidate da Waldegard e Larousse. Eppure alla vigilia della gara buone notizie arrivano dal meteo. Il Rally di Montecarlo 1972 non sarà particolarmente innevato: il fondo della strada sarà quindi misto, condizione questa che può favorire la versatilità della piccola Fulvia che in caso di asfalto tutto asciutto o tutto innevato nulla può contro l’agilità della Alpine o la potenza delle Porsche.

Munari, affiancato dal fido Mario Mannucci, e la Fulvia danno battaglia e fendono colpi a destra e sinistra. In un rally particolare come il Montecarlo gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo: basta anche una scelta sbagliata di gomme per rovinare la gara. E il Drago, passato addirittura in testa alla gara, dopo la prova infernale del Burzet, è vittima proprio di un errore nella scelta delle gomme sul primo passaggio sul Turini che gli costa un bel po’ di minuti, con le rimontanti Alpine di Darniche e Andersson passate al comando. Munari si trova terzo a oltre tre minuti dal francese. Nelle PS successive, però, Munari comincia il recupero mentre le Alpine accusano problemi al cambio. Il primo a cedere è quello di Andersson. Munari passa al secondo posto, sempre a tre minuti da Darniche. Ultimo passaggio sul Turini. Anche Darniche si ritira per la rottura del cambio: Munari che non ha neppure visto l’avversario fermo in prova tanto è la sua trance agonistica, passa in testa con oltre 13 minuti di vantaggio sulla Porsche di Larousse. Saranno i tifosi italiani al traguardo a comunicargli la notizia. Il rally è praticamente finito: Munari nelle prove seguenti deve solo combattere l’ansia di un ritiro per guasto meccanico. Ma la fedele Fulvia non lo tradisce e al traguardo può finalmente dire a Mannucci: “Mario, ce l’abbiamo fatta!”. Fin da quando decise di fare il pilota, Munari aveva infatti sognato il trionfo al rally di Montecarlo. Ne arriveranno altri tre. La vittoria al Montecarlo ebbe anche importanti risvolti commerciali e sociali: la gente impazzì letteralmente e gli ordini delle Fulvia schizzarono alle stelle! La vettura rimase in produzione per altri 4 anni con gli operai che salvarono il posto di lavoro.